Normative consegna a domicilio e novità trasporti

Nonostante le ultime restrizioni previste dai Dpcm legati all’emergenza Covid-19, la normativa per le consegne di cibi, generi alimentari e per la fornitura a negozi e supermercati, non ha subito cambiamenti. A tal proposito, già la lettera a) del DPCM del 22 marzo 2020 affermava che “resta fermo per le attività commerciali, quanto disposto dal DPCM dell’11 marzo e dall’ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo”. Pertanto, adesso come nel corso del primo lockdown di marzo, l’intero settore della ristorazione può continuare a svolgere attività di consegna a domicilio, sempre in conformità alle norme igienico-sanitarie, da seguire sia per realizzare il packaging che il trasporto. Lo ha evidenziato in un articolo sul suo blog anche l’imprenditore, che in passato ha avuto grande esperienza nel settore, Gianluigi Rosafio. Anche tutte le attività che assicurano e forniscono “la continuità delle filiere delle attività dell’allegato 1 del DPCM 11 marzo, cioè le attività artigianali alimentari (codice ateco 10 e 11) che producono per le aziende commerciali autorizzate alla vendita al dettaglio (es. supermercati, ipermercati, negozi di alimentari)” possono proseguire tutte le attività. Tuttavia, le attività di consegna a domicilio sono sottoposte ad importanti disposizioni, che devono essere seguite in modo rigoroso e stringente. Riceviamo e pubblichiamo dal blog di Tiziana Luce Scarlino, esperta in materia, un interessante approfondimento sul delivery.

Le principali disposizioni in materia possono essere così riassunte: 

  1. Qualora non si sia ancora svolto il servizio a domicilio, sarà necessario presentare la “Segnalazione Certificato di Inizio Attività” temporanea (comunemente detta SCIA), ad eccezione di casi diversamente disciplinati dall’azione delle delle autorità locali;
  2. Lo scontrino deve essere battuto quando si è ancora in negozio e, poi, va inserito nel pacchetto da consegnare; 
  3. Il personale che si occupa del trasporto dei cibi deve essere dotato di mascherina e guanti
  4. I cibi devono essere confezionati con imballaggi idonei al trasporto di generi alimentari, chiusi a loro volta con adesivi chiudi-sacchetto, graffette o tutto quello che ne assicura il massimo grado di protezione;
  5. Il cibo preparato e che deve essere consegnato viene messo in zaini termici o all’interno di contenitori dedicati al trasporto. Questi devono essere igienizzati, perché vengano rispettati i criteri di sicurezza alimentare; 
  6. Assicurare la continuità della catena del freddo o del caldo, a seconda del cibo che viene trasportato; 
  7. I contenitori devono essere biodegradabili e riciclabili; 
  8. Avvertire il cliente, richiamandone l’attenzione, della presenza di eventuali allergeni all’interno dei cibi consegnati;
  9. Rispetto severo e stringente delle disposizioni in tema di di distanziamento sociale,  usando magari una piccola cassetta per il pagamento, così da poter concretizzare il pagamento senza necessità di avvicinarsi;
  10. Igienizzare e sanificare le mani e i contenitori usati al termine della consegna;
  11. I cibi da consegnare vanno ritirati in aree dedicate e predisposte dai ristoratori; tuttavia, queste aree devono essere situate in un posto diverso dai locali in cui il cibo è stato preparato; 

Crediti d’imposta per le spese di sanificazione

Il “Decreto Cura Italia”, introdotto con il Decreto Legislativo numero 18 del 2020 ed il “Decreto Liquidità” istituito grazie al Decreto Legislativo numero 23 del 2020 avevano permesso l’entrata in vigore di precise agevolazioni, da usare come crediti di imposta, a favore di imprese, lavoratori autonomi, fondazioni ed enti privati. Queste agevolazioni erano state istituite per favorire ed incoraggiare “la sanificazione di ambienti e strumenti di lavoro ed l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI)”, spiega l’esperta Tiziana Luce Scarlino, che ha approfondito l’argomento sul suo blog. in un secondo momento, il “Decreto Rilancio”, istituito con il Decreto Legislativo numero 34 del 2020 e convertito in Legge numero 77 del 2020 lo scorso luglio, le disposizioni normative già introdotte hanno subito una revisione ed una nuova integrazione, introducendo: 

  • “l’estensione delle agevolazioni alle spese di adeguamento degli ambienti di lavoro alle nuove prescrizioni sanitarie”; 
  • “la possibilità di cessione a terzi dei crediti d’imposta previsti, in luogo dell’utilizzo diretto”. 

In particolare, l’articolo 125 del Decreto Legge numero 34 del 2020 ha introdotto il “Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione”. L’attuale normativa ha disposto un credito d’imposta del 60%, fino ad una quota massima di 60000 euro per ogni beneficiario, messo a disposizione di imprese, lavoratori indipendenti, enti non commerciali (inclusi ETS/Enti religiosi riconosciuti) per le spese sostenute nell’anno 2020 per procedere con la sanificazione degli ambienti professionali e degli strumenti usati. Inoltre, il credito d’imposta è stato previsto per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (DPI) ed altri dispositivi, finalizzati alla tutela della salute dei dipendenti e dei clienti. Il vincolo di 60.000 euro riguarda l’ammontare del credito, mentre le spese massime agevolabili arrivano ad un massimo di 100.000 euro. 

Scendendo nel particolare, e analizzando l’interessante approfondimento a cura dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, le spese sottoposte ad agevolazione sono le seguenti: 

  1. costi di sanificazione degli ambienti in cui si svolge l’attività professionale o istituzionale e di igienizzazione degli strumenti usati nel corso del lavoro stesso; 
  2. costi di acquisto di: 
  1. Dispositivi di Protezione Individuale, quali: mascherine, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute protettive, calzari, purché conformi ai requisiti di sicurezza elencati dalla normativa comunitaria; 
  2. prodotti detergenti e disinfettanti; 
  3. dispositivi di Protezione Individuale di diversa tipologia rispetto ai dispositivi elencati in precedenza, quali: termometri, termo scanner, colonnine igienizzanti  e coprono le spese di installazione degli stessi, purché si confermi siano in possesso dei requisiti di sicurezza, introdotti dalla normativa comunitaria; 
  4. barriere, pannelli protettivi e tutti quei dispositivi utili al mantenimento del distanziamento sociale e le relative spese per la loro installazione.

In relazione ai costi per effettuare la sanificazione, la Circolare Ministeriale numero 20/E ha specificato che l’attività di “sanificazione” fa riferimento a “quell’attività finalizzata ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus che ha determinato l’emergenza epidemiologica”. Con il rilascio dell’apposita certificazione, stilata dagli operatori professionisti del settore e conformemente ai Protocolli normativi in vigore, l’attività di sanificazione si potrà definire come concretamente realizzata. 

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Sempre all’interno della circolare ministeriale è stato specificato che la sanificazione degli ambienti in cui si svolge l’attività professionale o istituzionale e degli strumenti usati “può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione interna”. Inoltre, la Circolare stabilisce che le spese di sanificazione, sostenute come spese ordinarie perché effettuate per particolari attività professionali, quali centri estetici e studi medici godono delle agevolazioni previste dalla legge, purché affrontate nel corso dell’anno 2020. Inoltre, la Circolare Ministeriale numero 20/E ha affrontato anche la questione delle spese per l’acquisto di Dispositivi di Protezione Individuale sono previste agevolazioni solo per coprire i costi di acquisto di DPI certificati e che godono dei requisiti di sicurezza dettati dalle disposizione normative dell’Unione Europea. Perché questo accada, sarà necessario che colui che gode delle agevolazioni conservi tutti i documenti, poi da mostrare in caso di controllo. Infine, specifica la circolare, sono soggetti ad agevolazione: le spese di igienizzazione degli strumenti di lavoro, seppur non usate in campo medico – sanitario; le spese per l’acquisto di indumenti protettivi, “non necessariamente correlato alla sanificazione, in quanto comunque necessario per la prevenzione ed il contenimento del contagio”, a patto che rispettino i criteri dettati dalle disposizioni normative dell’Unione Europea. 

Gare d’appalto lavori edili alcuni consigli

Il bando di gara d’appalto nel settore dei lavori edili rappresenta uno strumento, che dà l’avvio al meccanismo di scelta del contraente. Riceviamo e pubblichiamo dal blog di Tiziana Luce Scarlino, esperta in materia, un interessante approfondimento sul bando di gara d’appalto nell’ambito dei lavori edili, che risulta di particolare interesse soprattutto per una stazione appaltante, che ha come obiettivo fondamentale concorrere per l’aggiudicazione di un contratto pubblico. Inoltre, il bando di gara d’appalto nell’ambito dei lavori edili rappresenta un “atto amministrativo di natura generale a rilevanza esterna”; infatti, questo strumento consente alla stazione appaltante di presentare ai diversi operatori economici la propria volontà di giungere alla stipula di un contratto. In particolare, un bandi di gara deve includere le informazioni previste dal Nuovo Codice dei Contratti Pubblici, ricorda ancora Tiziana Luce Scarlino, con un’attenzione speciale per i seguenti elementi:

  1. Caratteristiche dell’amministrazione aggiudicatrice e specificazione delle più importanti attività svolte; 
  2. Specificazione delle caratteristiche dell’appalto, in particolare: natura ed entità dei lavori, delle forniture e dei servizi; 
  3. Ordine di grandezza totale stimato dell’appalto; 
  4. Tempi previsti per la consegna o per la messa a disposizione di beni, lavori o servizi e, seppur solo indicativamente, la durata del contratto; 
  5. Condizioni di partecipazione; 
  6. Tipologia adottata per la procedura di aggiudicazione, specificando i motivi per i quali, eventualmente, si è fatto ricorso alla “procedura accelerata”, qualora si siano realizzate “procedure aperte e ristrette” e “procedure competitive con negoziazione”; 
  7. I requisiti necessari per aggiudicazione dell’appalto nel settore dei lavori edili; 
  8. Specificazione della scadenza ultima per far giungere l’offerta (in caso di procedure aperte) o le domande di partecipazione (in casi di procedure ristrette e procedura competitiva con negoziazione, dialogo competitivo, partenariati per l’innovazione); 
  9. I recapiti ai quali far pervenire le offerte o le domande di partecipazione; 
  10. I tempi entro i quali poter effettuare ricorsi o recapiti ai quali poter chiedere informazioni sulla questione.

Inoltre, un bando di gara d’appalto nel settore dei lavori edili deve includere tutti i riferimenti ai requisiti minimi di “sostenibilità energetica e ambientale” (CAM), in conformità a quanto previsto dal decreto del Ministro dell’Ambiente. Questi ultimi, ricorda Gianluigi Rosafio, imprenditore esperto del settore, sono utili perché si possa applicazione il criterio dell’offerta “economicamente più vantaggiosa”. Pertanto, il bando di gara d’appalto nel settore dei lavori edili rappresenta quel documento attraverso il quale la stazione appaltante esplica e descrive ciò che caratterizza l’appalto o la procedura di gara. A seguito della pubblicazione di un bando di gara d’appalto nel settore edile scattano i meccanismi di scelta del contraente, ad eccezione dei pochi casi in cui il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici, invece, prevede la possibilità di indire la gara mediante un “avviso di preinformazione”. Un bando di gara d’appalto nel settore dei lavori edili viene stilato e diffuso dalla stazione appaltante all’Ufficio delle Pubblicazioni dell’Unione Europea per via telematica, la cui pubblicazione avviene poi entro cinque giorni dalla trasmissione all’Ufficio. 

Perché le stazioni appaltanti possano operare in modo più armonioso e attuare condotte più omogenee, l’Autorità Nazionale dell’Anticorruzione ha preparato dei modelli di schema di aggiudicazione di gara, definiti i “bandi-tipo”. Pertanto, ogni bando di gara d’appalto nel settore dei lavori edili deve essere stilato in conformità bando-tipo già redatto dall’ANAC, aggiungendo eventualmente deroghe a quest’ultimo, senza dimenticare le motivazioni per cui le stesse sono presenti.

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